Domenica 24 agosto 2025 -21 C (Lc 13,22-30)
Gesù era in cammino verso la croce, la porta stretta che umanamente apre al fallimento. Un tale gli chiese: «Signore sono pochi quelli che si salvano?». Gesù non risponde, perché la domanda non ha senso o è posta male. Si discute degli altri, non di se stessi dicendo: “io mi salvo o non mi salvo?”. La prima condizione posta dal Maestro è: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta». Non dice: “sforzatevi di essere buoni, di non fare peccati”, ma è un invito a “lottare”. Egli si riferisce al fariseo, al praticante DOC, di origine controllata, che conduce una vita esemplare, digiuna più del previsto, non è ladro né adultero, eppure non entra nella festa. Il suo errore è la presunzione, la fiducia di essere tra i migliori, l’orgoglio delle proprie opere buone. Perciò gli è chiesto di farsi piccolo, di rinunciare a essere grande e farsi servo di tutti.
Questo fariseo oggi potremmo essere anche noi che diciamo: ti abbiamo ascoltato, abbiamo mangiato il pane con te, il nostro nome è scritto nei registri dei Battesimi, pensiamo di avere le carte in regola per entrare nella festa e tu ci rispondi: “non vi conosco, non sono di che parrocchia siete!”. La condanna è rivolta alle maschere religiose, alla presunzione di chi è gonfio dei propri meriti, ai cristiani tiepidi che si vantano di un’appartenenza esteriore: celebrano liturgie vuote, riti esteriori e non “lottano” per cambiare la liturgia della vita. Tutti a malincuore abbiamo sentito l’accusa: “vanno in chiesa e fuori sono peggio degli altri…”. Può succedere se facciamo azioni per Dio, ma nessuna per i fratelli, per i familiari, per i parenti, per i vicini, per i colleghi... Non basta ascoltare mangiare il pane che è Gesù, occorre farsi pane spezzato per la fame di altri.