Domenica 14 dicembre 2025 - 3 Avvento – A (Mt 11,2-11)
Giovanni, il profeta tutto d’un pezzo, manda a dire a Gesù dal carcere: «Sei tu o dobbiamo attenderne un altro?». Sei tu il Messia o ci siamo sbagliati? Non è solo la domanda di Giovani, ma anche la nostra. E Gesù risponde con i fatti: i ciechi, gli zoppi, i lebbrosi, i sordi, i morti, i poveri, recuperano la vita. Dov’è la voce che sentenzia sui peccatori? Dov’è l’accetta tagliente del Battista? Dov’è il fuoco che brucia i corrotti? Gesù risponde: «Beato chi non si scandalizza di me!». Il suo messaggio non è dalla parte della maggioranza, ma cambia il volto di Dio e del potere: mette i pubblici peccatori e prostitute prima dei sacerdoti, fa dei poveri i sovrani del suo regno, entra nelle ferite del mondo e delle persone. Egli fa storia non partendo da una legge, non muovendo da pratiche religiose, ma dall’ascolto del dolore della gente.
Ma che Dio è quello di Gesù? È lo scandalo della misericordia. Perdona l’imperdonabile e ama chi non se lo merita. Non brucia i peccatori, ma siede a tavola con loro. È possibile che questo Dio non distrugga i malvagi, ma li benedica con il sole e la pioggia? Il Battista interpreta la nostra fatica di credere. È la tentazione che sempre ritorna anche oggi nella chiesa, di quei gruppi di credenti che si sentono super-cattolici. Perché questo Messia non separa le mele marce che fanno marcire anche le buone? Il non credente che è in me, disilluso, mi contesta: “hai tanto pregato e la pace non è arrivata”! in realtà il mondo non è inguaribile, ma un ammalato affidato alle nostre cure. La risposta di Gesù è un programma del tutto laico: sei credibile se la tua presenza asciunga qualche lacrima, se restituisci dignità a chi l’ha perduta, se aiuti anche una sola persona a vivere meglio.