1 febbraio 2026 - 4 A (Mt 5,1-12a)

Gesù, nel vangelo, chiama “beati” chi produce amore. Questa è la bella notizia che ci stupisce, che ci lascia senza parole. I “beati” sono proprio loro: gli ultimi, chi si ostina a cercare giustizia, chi paga di persona pur di fare pace, sono gli scartati dalla vita e dalla gente perbene. Chi mai avrebbe pensato di ascoltare parole come queste? Gesù ci sta dicendo che il mondo non può esere e non sarà mai sotto la legge del più ricco e del più forte, ma di chi ogni giorno si sforza di renderlo migliore. Chiamare “beati” i feriti dalla vita non è una presa in giro, ma una parola di coraggio per chi prova a credere che la forza dell’amore è vincente, il potere del voler bene ha l’ultima parola, l’energia per prendersi cura dell’altro guarisce anche noi, la potenza del perdono fa rifiorire il cuore di entrambi.

Ai piedi del monte una voce ci chiama “beati”. Sono forse io? Io che non conto nulla e mi perdo nella folla? Io che il mondo mi considera un ingenuo? Io che la gente mi vede come poco furbo? Io che sono deriso per la mia onestà? Io che mi sento piccolo davanti al potere di chi distrugge? Io che a fatica arrivo in fondo al mese rispetto a chi ha il portafoglio gonfio? Io che sento l’appetito e la sete del volersi bene? Io che non capisco chi è arrogante? Io che provo tenerezza per chi si gira dall’altra parte? Io che perdono gli altri ma a fatica perdono me stesso? Io che chiamo il pane “nostro” e non mio? Io che non sono capito perchè le ferite degli altri mi commuovono? Per Gesù la persona povera, non è una povera persona. E se riesci anche a piangere i tuoi occhi si lavano, perché ci sono cose che non si vedono se non con gli occhi che hanno pianto.

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8 febbraio 2026 - 5 A (Mt 5,13-16)

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25 gennaio 2026 - 3 A (Mt 4,12-23)