1 marzo 2026 - 2 quaresima A (Mt 17,1-9)

In questa domenica si parla di Gesù che sale su un alto monte. Un’immagine per dirci che la vità è un salire e un scendere verso più luce, che le fatiche e i successi si tengono per mano, si accompagnano, si bilanciano. Egli prende con se tre amici fragili, impulsivi, veri. E Gesù cambia figura davanti a loro: il suo volto brilla come il sole, come la luce. I tre discepoli sono meravigliati, vorrebbero terminare sul monte il loro cammino, prolungare quella bellezza del vivere, ma una nuvola comprendoli fa ascoltare una voce del Padre che prende la parola: «Ascoltate Lui!». Quasi a dire: la vostra fede non sia quella del vedere, ma dell’ascoltare. Non si tratta di far funzionare l’orecchio per udire, ma di mettere in movimento il cuore per ascoltare, cioè obbedire.

Gesù prende consè quei tre amici non perché siano i migliori, i più bravi, ma forse solo perché erano a lui più cari. La luce non è un premio riservato a quelli che non sbagliano mai, ma èer tutti, per chi sa restando nelle sue giornate di ombra le attraversa cercando la luce. Dio non si incontra solo nella luce, ma anche nell’ombra, nella nebbia che offusca gli occhi, nella confusione del non capire, nell’incertezza che va a braccetto con noi in tanti momenti. Ciascuno ha dentro una risorsa di luce, un sole che può essere velato e che fa dire all’altro: sto bene con te perché fai uscire dalla mia ombra la mia parte più bella. Il volto è la scrittura del cuore. Spesso custodiamo la nostra luce in un guscio umano di fragilità in cui si alternano buio e sole, ma il vangelo ci dice che la luce si mostra dove c’è l’ombra.

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15 febbraio 2026 - 6 A (Mt 5,17-37)