2 novembre 2025 - Commemorazione defunti (Gv 6,37-40)
«È questo il disegno di amore di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla dii quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno». Quanto vale per noi un essere umano? Conta solo quello che produce, importa quanto è efficiente, vale per il denaro che accumula? Noi consideriamo l’uomo partendo dal basso e cioè un animale ragionevole, un gradino al di sopra degli animali, mentre il salmista lo vede come un gradino al di sotto… di Dio. Egli dice dell’uomo: «tu sei prezioso ai miei occhi, hai un valore immenso e io ti amo» (Isaia 43,4). Per Gesù ciò che conta è di andare a Lui, che significa accettare la sua parola e fidarsi della sua promessa di vita. Nessuno di questi sarà respinto!
Nel giorno della commemorazione dei defunti ci viene spontaneo pensare alle persone che mancano, alle sedie vuote attorno alla tavola, contiamo le assenze, si fanno sentire maggiormente le ferite del cuore che mai potranno risanarsi. Alziamo i nostri occhi verso quel cielo che sembra aver ingoiato i nostri cari, quelli che abbiamo amato e che non possiamo dimenticare. La morte non è semplicemente un’assenza, ma è un silenzio che interroga, un dolore che non trova pace, uno strappo che continua a bruciare. Troppo spesso, parlando dei nostri morti, diciamo: “li abbiamo persi”, come se si trattasse di un mazzo di chiavi, di un fazzoletto, di un orecchino. In realtà ciò che si ama non si perde mai. Gesù ci dice che il suo amore non permette che nulla e nessuno vada perso.