Domenica 16 novembre 2025 - 33 C (Lc 21,5-19)

Nei cinquant’anni dopo gli eventi pasquali sono successi fatti tremendi. Si registrano guerre, rivoluzioni politiche, catastrofi, il tempio di Gerusalemme è distrutto, i cristiani sono perseguitati. Come spiegare questi fatti così drammatici? Si chiedevano: è la fine del mondo? Al tempo di Gesù si pensava che il mondo era così corrotto da attendere un nuovo mondo grazie all’intervento di Dio. In realtà Gesù non dice “quando” verrà il Regno di Dio, ma “come” attenderlo. Il segno che questo regno nuovo sta nascendo sono le persecuzioni. È vero che non mancheranno sollevazioni di popoli contro popoli, carestie, pestilenze, guerre, tradimenti, arroganze… ma – dice Gesù – «non preparare la vostra difesa». In altre parole non ricorrete ai metodi di chi vi perseguita attraverso la falsità, la corruzione e la violenza. Restate come pecore in mezzo ai lupi, senza travestirvi da lupi.

L’invito è alla perseveranza, che vuol dire: non mi arrendo. Nel mondo sembrano vincere i più violenti, i più crudeli, i più ricchi, ma la violenza ha i giorni contati perché si distruggerà da sola. Fidatevi che nessun frammento di amore andrà perduto, nessuna generosa fatica verrà dimenticata, nessuna dolorosa pazienza smetterà di portare frutto. Perderete i beni, il lavoro, la reputazione e forse anche la vita a causa del Vangelo, ma «Nemmeno un capello del vostro capo perirà». Occorre reagire con la logica del contadino che alla grandine risponde piantando nuovi vigneti, all’aridità del terreno seminando e vegliando sulla vita che nasce. La cosa peggiore che ci potrà capitare non è la morte fisica, ma il non essere capaci di amare. Niente è il morire, ma spaventoso è il non vivere, cioè il non amare.

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Domenica 23 novembre 2025 - 34 C (Lc 21,35-43)

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Domenica 9 novembre 2025 - Dedicazione Basilica Lateranense (Gv 2,13-22)