Domenica 23 novembre 2025 - 34 C (Lc 21,35-43)
Gesù è crocifisso, sta morendo e tutti lo deridono, lo deridono: «guardatelo il re!» Il popolo, i capi religiosi, i soldati, tutti scandalizzati e d’accordo nel prendono in giro dicendo: «Salva te stesso!». Gesù appare un re giustiziato, non vittorioso. È inchiodato su un trono di sangue, in testa ha una corona di spine, ma dov’è il suo regno? Di solito il re ha il potere di dare la morte agli altri per avere in cambio la vita, di mettere in croce gli altri per evitare di essere messo in croce. Essere re è il sogno segreto di tutti: essere sopra gli altri, nutrirsi di potere, di avere e di successo. In realtà Gesù è un re diverso. Uno dei due ladri prova a difendere Gesù dicendo: «Lui non ha fatto nulla di male». È come dire: il mondo è di chi lo rende migliore. Non vedi che patisce con noi? Non ti accorgi che cammina nel nostro stesso fiume di lacrime?
Gesù è re estremamente vicino nella passione di ogni creatura umana. Il suo regno non avanza con la guerra, ma con il carro armato dell’amore, procede per abbracci e non per vendette. Il sogno di Gesù è far camminare chi è bloccato e non cammina, chi ha sete e non ha acqua, chi è incatenato e manca di libertà, Egli ci insegna che il primo dovere di chi ama è quello di essere con l’amato, anche sulla croce. A differenza di tutti i re della terra che ingrassano chi è già sazio, togliendo il boccone a chi ha fame, sfama lo stomaco vuoto. Non tiene nessuno in mano, ma si mette delle mani degli uomini, dà il pane invece di prenderlo, dà la vita invece di toglierla. Non si fa lavare i piedi, ma li lava a chi li ha sporchi, non regala il grembiule per servire, ma lo indossa per farsi servo. È un re che, per farsi conoscere, sa di avere bisogno dell’altro!