29 marzo 2026 - Palme A (Mt 26,14-27,66)

Il racconto della passione di Gesù mette in luce che situazioni di contraddizione di alcuni che fanno ciò che non vorrebbero fare. Pietro non avrebbe mai voluto rinnegare il suo Maestro e poi cade dinanzi a una serva. Giuda tradisce e poi si pente in modo tragico. Lo stesso Pilato non avrebbe mai voluto consegnare il Nazareno nelle mani dei nemici giudei e oi cede per meschini calcoli politici. Sembra che la storia si ripeta puntualmente oggi a tanti livelli. Parlano bene e razzolano male, dicono ciò che si aspettano dagli altri e vivono pieni di contraddizioni, vorrebbero un mondo pulito quando per loro è importante apparire, si proclama la dignità della persona e poi la si calpesta, si vuole apparire discepoli mentre in realtà si vive da nemici del Maestro. Spesso ci comanda la falsità.

Nel vangelo la traccia paradossale in cui emerge la doppiezza dei nostri rapporti umani ce la forniscono Giuda e Pietro con un bacio e un gallo. Due uomini, due fragilità, due tradimenti. Giuda è un discepolo, non un infiltrato. Pietro è l’amico, non un nemico. Giuda tradisce il maestro con un gesto di affetto, Pietro invece prende le distanze: “Non lo conosco”. Due modi di disprezzare un legame: l’uno per calcolo, l’altro per paura. Sono talvolta il nostro specchio. Come Giuda in un bacio puoi sapere tutto ciò che è stato taciuto: talvolta è una carezza ruvida, un ponte insicuro. Come Pietro puoi incrociare lo sguardo dell’altro e piangere tristemente, convinto di non essere più amato come prima. Tutti conosciamo momenti di tradimento, ma mi piace pensare che nella fragilità non viene cancellato un frammento di affetto, di accoglienza di chi dice: a presto!

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22 marzo 2026 - 5 quaresima A (Gv 11,1-45)