5 aprile 2026 - Pasqua A (Mt 20,1-9)

Con la Pasqua siamo al cuore della fede cristiana. La risurrezione del Crocifisso a Pasqua è avvenuta di notte, così come a Natale la nascita del Bambino Gesù. Sembra che le cose straordinarie, i germogli segreti, i miracoli accadano di nascosto. Maria Maddalena esce di casa quando è ancora notte per andare alla tomba, buio nel cielo e buio nel suo cuore. In mano non porta aromi, ma soltanto il suo amore che si ribella all’assenza di Gesù. Il sepolcro è spalancato, vuoto, manca il corpo e da lì parte la corsa di Maddalena, di Pietro e di Giovanni, per cercare e provare a comprendere. Pietro arriva per primo ma vedendo i teli piegati non capisce, mentre Giovanni il discepolo che Gesù amava intuisce per primo il senso. Chi si lascia amare arriva prima a capire. La vita ha fretta di pietre rotolate via dall’imboccatura del cuore e dalla soglia della coscienza.

La risurrezione del Crocifisso è avvenuta di notte, mentre tutti dormivano o si rigiravano nel proprio letto: nessuno l’ha vista accadere. Tutto è successo nel silenzio e nel buio, quando mancano i ruori, quando le voci sussurrano, quando anche gli animali dormono. Quando si soffre non si riesce a dormire, perché scorrono nella mente le grida, le lacrime i respiri di chi abbiamo amato. Che cosa ne sa la Maddalena di ciò che è succsso quella notte? Eppure non manca la fretta di provare a cancellare l’odore della morte. Gli aromi non bastano, le tombe sfarzose non cambiano le cose, imbalsamare Gesù non serve. Come dire la risurrezione? I vangeli nprendono in prestito i verbi quotidiani dell’“alzarsi” e del “svegliarsi”: si svegliò e si alzò il Signore! Alzarsi per andare verso gli altri e svegliarsi per aprire gli occhi sulle ferite di altri è sperimentare la nostra lenta, discreta e silenziosa risurrezione.

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29 marzo 2026 - Palme A (Mt 26,14-27,66)