19 aprile 2026 - 3 di Pasqua A (Lc 24,13-35)
La strada dei due discepoli da Gerusaleme al villaggio di Emmaus è il percorso della nostra vita. Racconta la delusione di chi ha investito molte speranze in quel Nazareno e ora deve registrare una grande delusione. Si attendevano un Re vincitore e si sono trovati davanti uno sconfitto morto in croce. I discepoli sono tristi, hanno lasciato la comunità, erano certi di non essersi sbagliati che Gesù fosse il Messia potente. Mentre amereggiati camminano discutendo, il Risorto si affianca, adatta il suo passo al loro, ascolta, lascia che sfoghino il malessere che hanno dentro. Non rimprovera, non corregge, ma ascolta in modo discreto. Rilegge i fatti secondo le Scritture e lo riconoscono dal piàù semplice e normale dei gestidello spezzare il pane, tanto da sentirsi dire: «Resta con noi». sono le stese parole che il bambino dice alla mamma prima di speganre la luce e addormetarsi: «Non andar via, resta ancora perché con te non ho più paura».
Il Crocifisso-Risorto ci insegna che si entra nella vita umana, non nonostante ciò che può succedere, ma attraverso ciò che accade, compresa la sofferenza, il dolore, il male. Gesù non si è scelto in quale vita vivere, ma l’ha vissuta così com’è, sapendo che l’ombra è solo l’altra faccia delal luce. È il racconto della Parola di Dio che ci aiuta a fare pace con i fatti della vita, altrimenti rimane una pura cronaca. Lui toglie il velo su di sé per poi sparire, eppure è presente. Se qualcuno riconosce la tristezza sul tuo viso non ti toglie il velo della malinconia? Se prima di parlare ti chiede che cosa hai nel cuore non ti regala fiducia? Se mentre saluti ti domanda “come stai?” non ti riscalda il cuore? Quante presenze che dormono al cimitero e incontrate nella vita sono diventate invisibili, eppure le sentiamo presenti, nutrono i nostri giorni, sono vive!