11 gennaio 2026 - Battesimo del Signore – A (Mt 3,13-17)
Il tempo di Natale termina con la memoria del battesimo di Gesù. Ci è stato detto da chi è nato, quando è nato, dove è nato e come è nato. Ma questo Bambino per che cosa è nato? Il Battista l’aveva evocato come battezzatore ed egli viene a farsi battezzare; l’aveva evocato come uno che fa piazza pulita e brucia ed egli viene come uno che annulla le distanze e si immarge con tutti. Allo sconcerto del Battista risponde: sono venuto a fare questa giustizia. Non è venuto a gridare o ad alzare il tono, non è venuto a tenere la distanza dalla gente che fatica, non è venuto a spezzare chi è già debole. Gesù ha una missione da compiere a favore di altri. Purtroppo chi è scelto non sempre si mette in fila con gli altri e può interpretare la sua elezione, anche di Papa, secondo criteri umani, accampando diritti a onori e privilegi. Immergendosi nell’acqua il cielo si apre dicendo «È mio figlio, ascoltatelo!».
L’acqua del Giordano, come quella del nostro battesimo, non è limpida, ma conosce la storia degli uomini, i residui degli acquedotti. Quest’acqua raccoglie lacrime, polvere, sudore, sangue: tutte le scorie del vivere. Gesù non riane sulla riva a guardare con aria di sufficienza l’intorbidirsi dell’acqua, ma scende là dove sembra esserci solo polvere e fango. Quando il cielo si apre il confine tra cielo e terra, tra divino e umano, tra ciò che pensavamo sacro e ciò che consideravamo profano è cancellato. Tutti noi abbiamo il potere triste di chiudere i cieli sulle persone e sulla terra quando non ci mettiamo in fila con gli altri, ma li giudichiamo dall’alto della nostra presunzione. Con il battesimo Dio mi tende la mano, mi abbraccia, mi mostra il buono che c’è in me. Io che non l’ho ascoltato, io che me ne sono andato, io che l’ho anche tradito, sento dirmi: “tu mi piaci!”.